Ritrovarsi

•luglio 28, 2009 • 1 commento

Qualche anno fa, trovarmi davanti ad un foglio bianco mi terrorizzava. Mi creva caos. Troppo bianco.
Ho sempre amato il blu io.
Forse avrei dovuto modificare il colore del foglio. Mi sarei sentito più a mio agio.
Poi Lei riuscì a farmi capire che un foglio bianco è solo un invito. Uno stimolo a dar voce alle proprie emozioni. I pensieri, le idee, restano sempre astrazioni se non li esprimi.
All’inizio era una catastrofe, ma c’era Lei, che con enorme pasienza e dedizione rileggeva e correggeva con me, sforzandosi di farmi capire come riuscire a rendere il tutto più leggibile e scorrevole. Credo sia stata un’ottima maestra.
Ma, sia su una candida pagina di moleskine, che su una meno poetica pagina di word, il problema resta sempre lo stesso. Le prime righe.
Quelle che possono far decidere a chi mi legge se proseguire o fermarsi. Suscitare interesse già dalle prime battute.
In questo momento ho lo stesso dilemma. Devo scrivere una nuova pagina, Il capitolo più imporante di tutto il racconto. 
 

Aprì gli occhi di soprassalto  mentre i primi raggi di luce cominciavano ad illuminare la stanza.
Lei era li, accanto a lui, bellissima come sempre. Rimase ad osservarla in silenzio.
Non riuscì a non pensare a quanto si era, ed ancora si sarebbe dovuto perdere, per colpa del suo egoismo.
Le posò delicatamente una mano sul fianco, e tornò a dormire con il cuore colmo di gioia.
Dopo aver fatto colazione a casa, come succedeva un tempo ogni domenica mattina, decisero di andare al mare.
Imboccò  l’autostrada con la sua moto, ma dopo pochi chilometri si rese subito conto che, proseguendo in quella direzione, le condizioni del mare non avrebbero permesso loro di entrare in acqua.
Al primo svincolo invertì il senso di marcia. Voleva trovare un angolo di mare dove avrebbero potuto trascorrervi anche solo pochi minuti insieme.
Giunti nell’unico specchio d’acqua praticabile, la confusione era tale da avere difficoltà a trovare un angolino dove piazzare i loro teli da bagno.
Non trascorse che qualche minuto, il tempo di sistemare le poche cose che avevano portato con loro, si presero per mano, ed entrarono in acqua. Lui non riusciva a levarle gli occhi di dosso.
Adorava vederla nel loro elemento. Diventava ancora più bella.
“L’acqua è troppo calda per i miei gusti”, disse lui, “l’amo più fredda … deve darmi qualche brivido”.
Ma andava bene comunque. L’importante era essere li, con Lei.
Provò a scrutare l’orizzonte tra le barche ormeggiate, ma lo nascondevano quasi del tutto.
Si strinsero in un tenero abbraccio. Cominciarono a baciarsi, ad accarezzarsi, a stringersi.
“Fai un attimo  di silenzio, voglio chiudere gli occhi”, le chiese.
Lei era acqua di mare, il suo odore, la sua pelle … non riuscciva più a distinguerne il contatto. Lei era acqua di mare … la sua vita.
I bagnanti, le barche, tutto svanito. Loro e il mare. Ancora una volta un’unica cosa.
Riaprì gli occhi. Rivide in lei uno sguardo smarrito tra i ricordi. Il suo vero desiderio.
Perchè non ripartire da li, dai loro sogni?
Da quello più grande. Perso tra quelle onde.
“comincio ad avere qualche brivido”
“andiamo amore mio …”

M.G.

La costruzione di un amore

•luglio 27, 2009 • Lascia un commento

“Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l’orizzonte
ci fosse ancora cielo”

Acqua di mare

•luglio 19, 2009 • 2 commenti

“Ascolto la voce del mare” scrisse.
Lui non riusci a trattenersi, e sensa pensarci le chiese: “come fai a sentirla se non lo vivi?”
Non riusciva a comprendere. Lui amava il mare da quando, ragazzino tutt’ossa, trascorreva ore ad ammirarlo con la sua mascherina.
Anche lei diceva di amarlo. Ma non riusciva ad andare oltre il punto in cui l’acqua le cingeva la vita.
Contiuarono a scriversi, e più lei parlava del mare, più lui si stupiva. Non potava negarlo. Lei amava il mare. Di un sentimento che conosceva bene, viscerale, interiore. Era il suo grembo materno.
“Sono un gatto di mare” scrisse, “lo amo, ma no posso bagnarmi se non le zampette”. Non riuscì a trattenere un sorriso.    
Quella donna scriveva del mare come lui non era mai riuscito a fare. Descriveva le emozioni che lui provava.
“Come posso fare a riuscire a descriverle come fai tu ?” le chiese.
“Devi solo lasciare parlare il cuore” rispose lei
Facile a dirsi … ma tra il dire e il fare c’è di mezzo “il mare!”

Era una splendida giornata d’aprile.
I capelli le ondeggiavano al vento. Era bellissima. Un groviglio di emozioni lo rendevano impacciato. Si sentiva goffo, imbranato.
Lui, sempre sicuro di se. Lui che sapeva sempre cosa dire era totalmente a corto di parole.
Forse in quel momento le parole non servivano a nulla. Forse neanche lei ne voleva.
Sentiva l’essenza del mare penetrargli in ogni angolo del suo corpo. Non era la leggera brezza a inebriarlo.
LEI ERA IL MARE!  
“Adesso ho una gran voglia di baciarti” le disse.
Tutto scomparve. I passanti, le macchine … ogni suono. Solo l’odore del mare e le sue labbra.

L’aiutava ad indossare le sue nuove pinne. Avevano dovuto girare un bel po prima di riuscire a trovarne un paio che le calzassero bene.
La guardava compiaciuto. Indossate le maschere, lei gli stringeva la mano in una morsa d’acciaio.
L’osservava, immersa in quella linfa vitale che li aveva uniti e pensava:”ma dove si è mai visto un gatto con maschera e pinne”. Non riuscì a trattenere un sorriso che nessuno avrebbe mai visto.
Ad un tratto, in pochi metri d’acqua, si materializzo davanti ai suoi occhi un’orata di un paio di chili. Maestosa, elegante. Nuotava indisturbata. Quasi come sapesse che in quel momento anche loro erano un’unica cosa col suo ambiente. Provò ad attirare l’attenzione di lei cercando di fare il meno rumore possibile, per non disturbare la quiete del grosso pesce.
Ma nulla. Era presa dai pescetti argentati che nuotavano sotto di lei. Granchietti ed ogni piccola forma di vita. Non la distolse più di tanto. Vedeva i suoi occhi spalancati attraverso i vetri della maschera.
Allungava la mano come un gatto che vuole toccare curioso con la sua zampetta.
Che meraviglia … che gioia. L’amava con tutto se stesso. Come mai avrebbe più potuto fare nella sua vita.

Tornarono in acqua. Mano nella mano.
Lei si distese sulle sue braccia. Cominciò a cullarla assecondando il movimento del mare.
Sussurava parole che mai avrebbe potuto ripetere se non a lei. Totalmente abbandonata.
Uniti in un unico abbraccio, un’unica essenza. Il mare li avvolgeva in quell’attimo di infinito. Erano acqua di mare, acqua nell’acqua. Anima nell’anima. Un legame indissolubile.
Istanti che valgono una vita intera.
Avrebbero voluto fermare il tempo.

M.G.

Notte di mezzaluna

•luglio 18, 2009 • Lascia un commento

Ti guardo. Nero. Cupo.
Notte di mezzaluna.
La tua quiete è assordante.
Il tuo sussurro è ruggito.
Smussi roccia, levighi sassi … erodi.
Dai pace alla mia anima …

M.G.

Acqua nell’acqua

•luglio 16, 2009 • 1 commento

Tu chi sei
che parli diverso
piu giovane di me
in un’altra età persa perso
in mezzo ai giorni tuoi

pezzi di quella vita che non so
tu chi sei
tu chi sei
un universo…

Tu che hai
la nuova promessa
di un segno che lasciai
nell’infinità adesso impressa
in fondo agli occhi tuoi
figli di quella luce che non è
solo tua
solo mia
se l’alba è la stessa…

Cielo e oceano
acqua nell’acqua
onda e nuvola
acqua nell’acqua
fiato dentro il fiato
io in te quant’è passato?

Corpo e anima
acqua nell’acqua
vene e lacrime
acqua nell’acqua
il mio grido nel tuo grido
è stato un brivido…
un vento caldo da domare
per salirci su e tornare
a riamare
aria e mare…

Con te che fai
un altro sentiero
e insegui la tua via
in cerca di te vera vero
e non si arriva mai
a sapere quand’è che finirà
tu che hai
io che ho
un cuore sincero
che batte
un cuore che batte
davvero…

Cielo e oceano
acqua nell’acqua
onda e nuvola
acqua nell’acqua
fiato dentro il fiato
io a te cos’è che ho dato?

Corpo e anima
acqua nell’acqua
vene e lacrime
acqua nell’acqua
il mio grido nel tuo grido
è ancora un brivido…
che c’è
che piega e piaga la mia schiena
che rovescia un fiume in piena
mi svegliai
su questa scena
e nello sconcerto
cominciai il concerto
e incerto salutai
e attraversai
tutto il deserto
per trovarmi in mare aperto
e respirai…
e respirai…

Acqua nell’acqua di parole
come un salto nelle gole
verso isole di sole
un volo libero di bere
nelle azzurrità leggere
anche per perdersi e cadere
ricadere giù…

C. Baglioni

Miraggio dell’anima

•luglio 15, 2009 • Lascia un commento

IMG_0147

Osservo i tuoi occhi sforzandomi di non lasciar trapelare nulla.
Meravigliosa immagine, ma irraggiungibile miraggio dell’anima …
Riflesso della luna sul mare …

M.G.

Fisiologia dell’iperbarismo

•luglio 11, 2008 • 39 commenti
 
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