Perciatelli laziali con totanetti e profumo di basilico rosso

•luglio 3, 2008 • 3 commenti


Le mie papille gustative hanno una voglia…hanno voglia di pasta con le vongole, e che male c’è?
niente però ho anche un’esigenza, quella di consumare ciò che compro con voracità al supermercato e poi non cucino e magari surgelo, questo non va bene, no no, non si fa! Quindi è inutile che compro roba quando ne ho in casa!!! ok allora cominciamo col dire che c’erano dei calamaretti piccoli ma piccoli…aiutatemi a dire piccoli 😉 già puliti, lavati e congelati qualche giorno fa, che dicevano ” e allora?” con la vocina greve
ahahahah
Lo scenario al sapore di mare è una base molto semplice, un trito di erbe aromatiche e olive 🙂
adesso vi racconto:

Ingredienti per noi 3
270 g di perciatelli laziali
150 g di calamaretti piccoli già puliti
una piccola cipolla rossa
uno spicchio d’aglio
50 g di olive verdi snocciolate
un ciuffo di prezzemolo
un ciuffo di basilico rosso
un rametto di rosmarino
un cucchiaio di pan grattato
olio extra vergine d’oliva
sale & pepe

 
Tritate le erbe aromatiche e mescolatele in una ciotola con il pan grattato. Tritate finemente la cipolla e l’aglio, grossolanamente le olive, riunitele in una padella e fate soffriggere con 4 cucchiai d’olio. Aggiungete i calamaretti, interi quelli piccoli e ad anelli quelli più grossi, dopo 4-5 minuti aggiungete le erbe aromatiche e fate tostare per 5 minuti. Cuocete la pasta in abbondate acqua salata e versatela al dente nella padella con il pesce, fatela saltare qualche minuto aggiungendo acqua di cottura per rendere fluido il condimento. Macinate una generosa quantità di pepe nero un momento prima di servire.

Le ricette di Claudia … Il suo blog: Scorza d’arancia

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Secca del toro

•giugno 30, 2008 • 6 commenti

Distante circa due miglia e mezzo dall’isola di Favignana, si trova una delle più avvincenti immersioni dell’arcipelago delle Egadi: la Secca del Toro.
E’ possibile raggiungerla anche dalla costa siciliana; mettendo il gommone in acqua a Torre San Teodoro, nel porticciolo di pescatori. Immerso in uno splendido scenario, tra le saline di Trapani e la riserva dello Stagnone di Marsala.
L’immersione oscilla tra i 6 ai 40 mt. Anche se, nella parte più esterna, staccandosi dalla parete, tra massi monolitici granitici, è possibile raggiungere profondità di 60 mt. Qui è frequente l’incontro con cernie che, spesso, superano i 30 kg di peso.
Secca del Toro regala intense emozioni fin dai primi metri d’immersione.
Ricordo che, quando vi feci la prima immersione, appena arrivato sul pianoro del sommo della secca, un grosso gronco ci venne incontro quasi a darci il benvenuto.
Appena mi affacciai oltre l’orlo rimasi di stucco: pochi metri più sotto, un incantevole varietà di colori ci invitava come il richiamo di una sirena.
La secca è frequentata da numerosi branchi di pesce d’acque libere, ed è facile imbattersi in branchi di ricciole, dentici, palamite e anche un branco di barracuda stanziale.
Scendendo, salpe, saraghi, murene, gronchi, corvine e musdee animano continuamente la vista.
Spesso è battuta da correnti ricche di microrganismi che favoriscono la prolificazione dell’habitat.
Le pareti che cadono verso il fondo, quasi verticali, sono ricoperte da Paramuricea Clavata o più comunemente gorgonia rossa, spugne incrostanti multicolori, eunicella cavolini e alcionidi  che accentuano la bellezza del luogo. E’ possibile incontrare grossi scorfani mimetizzati, cicale e aragoste con dimensioni di tutto rispetto. Inoltre, piccoli canyon ricchi di gorgonie rendono il paesaggio sempre vario.
Una delle maggiori attrazioni dell’immersione sono gli splendi rami di Gerardia Savaglia o corallo nero mediterraneo, che è possibile trovare lungo la parete esterna della secca, verso il fondo sabbioso.
Dopo la prima immersione è quasi impossibile riuscire a frenare la voglia di tornarci per esplorarla in tutti i suoi angoli.
E’ il classico luogo dove la sorpresa è sempre dietro l’angolo: qui ho fatto il mio primo incontro con lo squalo in Mediterraneo ed ho assistito al meraviglioso e rarissimo fenomeno di riproduzione della Paramuricea Clavata…Ritrovandomi immerso in un’emulsione lattiginosa rosa, creata dall’emissione simultanea di uova e sperma di tutti gorgoniacei della zona.

Testo e foto © M.G.

La gerardia savaglia

•giugno 30, 2008 • 2 commenti

La Gerardia Savaglia, o falso corallo nero mediterraneo, è diffusa in tutto il mediterraneo o in zone isolate dell’Atlantico orientale.
Celenterato dallo scheletro corneo di colore nero, cresce su fondali rocciosi, duri o detritici, ben illuminati, che vanno dai 15 ad oltre 80 mt.
Il colore giallo è dato e dal cenosarco, il tessuto che ricopre lo scheletro, in cui si innestano le radici dei suoi polipi. Di notevoli dimensioni, questi ultimi, raggiungono anche i 3 cm e hanno sei tentacoli in unico giro.
Si sviluppa, spesso, ricoprendo lo scheletro di gorgonie sia vive che morte.
Cresce molto velocemente, aumentando le sue dimensioni anche di 8 cm l’anno. E’ molto longeva e può raggiungere oltre 1 metro di altezza.
E’ una specie protetta.

Testo e Foto © M.G.

Effetti collaterali dell’azoto

•giugno 29, 2008 • 1 commento

Immagine dell’infinito

•giugno 26, 2008 • 7 commenti

Non ha fondo. Immagine dell’infinito.
Dà grandi ispirazioni. Sulla riva del mare
bisogna sempre saper guardare lontano. Contemplandolo esclamare:
“Quanta acqua! Quanta acqua!”

Gustave Flaubert, 1850

foto: © M.G.

I nodi di giunzione – Il nodo piano

•giugno 25, 2008 • 6 commenti

I nodi di giunzione si utilizzano per unire le estremità di due cavi.
Affinché offrano una certa sicurezza, è necessario che i cavi utilizzati abbino un diametro più simile possibile. I nodi di giunzione, salvo qualche eccezione, si sciolgono facilmente e non danneggiano la cima.
Uno di questi è il nodo piano.

  

  

Testo e foto: © M.G.

Le grand bleu

•giugno 24, 2008 • 8 commenti

Il vero protagonista del film è il mare.
Il mare con i suoi colori, odori, suoni e sapori vissuto da Jacques Mayol (Jean-Marc Barr) ed Enzo Molinari (Jean Reno), caricatura del campione Enzo Maiorca.
Dopo essersi fronteggiati nel blu da bambini, nello splendido scenario di un’isoletta greca, si ritrovano, da adulti, ad affrontarsi nei record del profondismo in apnea.
I personaggi sono gli esatti opposti che si completano: mistico, rigoroso, umile, timido, quasi schivo Mayol. Più fisico, sprezzante delle regole, spocchioso e sfrontato Molinari.
Due modi completamente diversi di vivere il mare così come la vita. Ma alla fine uniti nel profondo dal “grande blu”.
Girato nel 1988, in Francia diventa  un film cult. In Italia ne fu stata ostacolata l’uscita da Enzo Maiorca, offeso dall’esasperazione del personaggio di Molinari a lui associato. Si decise a dare il consenso solo dopo la morte del rivale amico Mayol che risale al 2002.
Le musiche del film di Eric Serra, poco apprezzate dalla critica, le reputo in perfetta sintonia con le immagini.

© M.G.