Cavallucci marini, l’estinzione silenziosa.

Crescendo, perdi tanti ricordi della tua infanzia, eppure, alcuni restano indelebili. Sono quelli che,  nel bene o nel male, segneranno la tua vita. Ti spingeranno a credere in qualcosa, ti faranno inseguire un sogno. Per quanto la vita potrà farti sentire solo un povero illuso, loro continueranno a seguirti …
I tuoi ricordi … i tuoi sogni.

“Era uno scricciolo tutt’ossa, con la pelle nera, color carbone, e i capelli imbionditi dal sole.
Andava via da quella spiaggia solo al calare del sole.
Una mattina, lo ricordo correre col suo secchiello azzurro mare, attento a non fare cadere l’acqua. Urlava: “Papi, papi … guarda cosa mi ha regalato oggi il mare!”
Suo padre osservò il contenuto del secchiello e rispose sorridendo: “Questo è un cavalluccio marino … porta fortuna”.
Stette un po’ ad osservarlo, poi, prese il secchiello in mano e si avvicinò alla battigia.
Al contrario di quello che aveva visto fare ad altri bambini, decise di ridare la libertà al piccolo essere, riportandolo in mare.
Aspettò che il cavalluccio marino si fosse allontanato, prima di tornare indietro … Felice.
Da quel momento capì che c’era un legame indissolubile tra lui e il mare.”

 

Dall’avventura di quel bimbo sono trascorsi poco meno di 40 anni.
Un tempo era facile vedere il cavalluccio marino, anche sottocosta. In apnea riuscivo a vederli spesso. Già nel 1985, quando cominciai a fare immersioni con l’autorespiratore, la sua presenza cominciava a diminuire. Oggi ne è rimasto solo il ricordo, perchè non ne vedo uno da diversi anni. L’ultimo incontro, con una colonia abbastanza numerosa, l’ho fatto nel 1995, durante un’immersione a Soverato. Spero che lì la situazione non sia cambiata e quella piccola oasi continui ad essere la loro isola felice.
Al giorno d’oggi si fa un gran parlare delle stragi di delfini, balene, squali, foche. Eppure non dovrebbero esistere animali di serie A o di serie B. Tutte le creature sono degne del rispetto umano.
Magari la dimensione di questo splendido animale lo rende meno visibile, ma non per questo, credo, sia meno degno di nota e importanza di cetacei o altri pesci,  perché, nonostante il suo aspetto possa trarre in inganno, lo è a tutti gli effetti: appartiene all’ordine dei signatiformi.
Il corpo, fortemente compresso e gibboso nella parte ventrale, si restringe velocemente, terminando con la sua classica coda prensile. Adoperata per ancorarsi a posidonie, gorgonie e coralli. E’ ricoperto da anelli ossei, muniti di escrescenze a volte ramificate.
Si muove lentamente grazie alla pinna dorsale, che batte circa 70 volte al minuto. Le pinne pettorali sono usate per manovrare.
La caratteristica più singolare è quella riproduttiva: la femmina depone le uova nella tasca ventrale del maschio che le custodisce fino alla schiusa.
Le dimensioni, che possono raggiungere anche i 15-30 cm, variano in funzione della specie, così come la colorazione.

Il cavalluccio marino, o ippocampo, dal greco “hippos”, cavallo, e “Kampos”, mostro di mare, è stato sempre presente nelle mitologia del mare: in alcune raffigurazioni, scorta il cocchio di Posidone, montato da Tritoni e dalle Nereidi. In altre leggende erano i trasportatori di ninfe greche e romane. Spesso, le stesse dee, e le comuni mortali, li usavano come ornamenti o amuleti d’amore. Infatti, veniva utilizzato per preparare filtri e pozioni.
Viene, tutt’oggi, usato in Cina  per il suo presunto potere afrodisiaco. Serve per la preparazione di sostanze tonificanti per la pelle, ed è, addirittura, ingrediente essenziale per un analgesico contro il mal di schiena.
I maggiori esportatori sono il Brasile e Filippine. Qui è pescato e commercializzato, principalmente, per essere utilizzato in acquariofilia.
L’uso dell’ippocampo per scopo ornamentale e farmaceutico, associato all’impoverimento dell’habitat naturale, ha portato la specie in forte regressione. Proprio per questo motivo,
la World Conservation Union, lo ha inserito nella  “Lista Rossa” degli animali a rischio di estinzione.
Nel 2002, in seguito alla convenzione tenutasi a Santiago del Cile, il CITES(Convention on International Trade in Endangered), si sono stabilite delle regole per la pesca e vendita del cavalluccio marino, al fine di proteggerlo dalla possibile estinzione.
La legge norvegese, da sempre attenta al fenomeno del contrabbando di specie protette, per arginare il fenomeno prevede che si possano detenere solo 4 esemplari di ippocampo. Tempo fa, un uomo di origine vietnamita, venne arrestato all’aeroporto di Torp, perché trovato in possesso di ben 150 esemplari dell’animale, purtroppo, tutti morti.

Testo: © M.G. 

Grazie a Roberto Sozzoni, autore delle foto dell’articolo.
Se volete vedere delle splendide fotosub andate a dare un’occhiata al suo sito:

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~ di mediterraneapassione su maggio 26, 2008.

3 Risposte to “Cavallucci marini, l’estinzione silenziosa.”

  1. E’ triste ma vero, a volte sembra che esistano animali di serie A e altri di serie B. Basta pensare al panda, scelto come simbolo del WWF, e a quanti animali meno “graziosi” corrono lo stesso pericolo di scomparire dal nostro pianeta o, addirittura, si sono già estinti…
    I cavallucci marini sono affascinanti, sia per quel musetto equino incollato su corpo da mostro marino, sia per quella loro riproduzione e genitorialità tanto misteriosa…
    Speriamo si riesca a fare qualcosa per proteggerli e tutelarli!

  2. I cavallucci marini sono molto belli. A me solo una volta è capitato di vederne uno, andando sott’acqua con la maschera. Ero una bambina, desiderosa di esplorare 😉
    Non sapevo fossero in estinzione. Mi dispiace tanto! 😦

  3. Sono bellissimi, sin da piccolo ero affascinato 😀

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