Verso la desertificazione

Dopo una serie di peripezie, per riuscire a recuperare una bombola carica, finalmente, alle 10,30 riusciamo ad arrivare sul luogo dell’immersione.
Nonostante sia un giorno festivo e assolato, Punta Barcarello non è molto affollato.
Sotto gli occhi curiosi dei pochi bagnanti, con Francesco, mio allievo divemaster, assembliamo il gruppo bombola, facendo un mini breafing sulla disposizione della nostra attrezzatura.
Pinneggiando in superficie ci dirigiamo verso l’orlo poco distante.
Dopo qualche minuto, do un’occhiata al fondo e comunico al mio compagno di prepararsi a scendere. Una rinfrescata ai segnali di comunicazione subacquea, erogatore in bocca, il classico ok e giù.
Il fondale di circa sei metri, degrada abbastanza dolcemente verso i 18 mt, da cui iniziano una serie di gradoni che portano velocemente ai 40 mt.
Durante il tragitto facciamo un unico incontro: uno scorfano.
“Beh…”-penso tra me e me- “Sicuramente ci rifaremo dopo il primo orlo!”.
Appena arrivati al primo dislivello, che scende a circa 27 mt, con Francesco ci scambiamo un ok, e proseguiamo verso il fondo. Oltrepassato l’orlo, un grosso tordo pavone nuota, per qualche attimo, davanti a noi, prima di nascondersi nel primo anfratto disponibile.
Guardando verso il fondo, noto che è totalmente inanimato. Solitamente, gruppetti di saraghi, anche di grosse dimensioni, cacciavano in questo punto, pronti a svanire nelle loro tane all’arrivo dei sub. Cerco di scrutare nel blu, dietro le rocce poco più avanti che creano la seconda orlata, ma non si muove nulla…
Continuiamo a scendere oltre il secondo orlo, verso i 34 mt. Guardo tra i buchi della roccia, nella speranza di vedere qualcosa. Ma anche qui niente.
Il fondo degrada un po’ più dolcemente verso l’ultimo orlo. Ci troviamo a 37 mt. Vedo un paio di formazioni di Axinella Polypoides. Una di queste è abbastanza grande e merita di essere osservata da vicino.
Giunti ai 40 mt, la desolazione di questo tratto di mare comincia a darmi una notevole sensazione di sconforto. In questa zona, era solito trovare aragoste e qualche fugace cernia.
Chiedo a Francesco di comunicarmi la sua riserva d’aria e se va tutto bene. Mi risponde con un’ok e controlla il manometro: 120 bar.
Guardo il computer: abbiamo a disposizione ancora tre minuti prima di uscire fuori curva.
Ha poco senso rimanere, quindi, cominciamo a risalire. Percorrendo a ritroso la strada da cui siamo arrivati, la situazione non è molto diversa. A parte uno spirografo, nient’altro di animato.
Dopo 37 minuti d’immersione siamo di nuovo fuori dall’acqua.
Comincio a smontare l’attrezzatura e Francesco, mentre fa la stessa operazione, commenta: “Ma è possibile che non abbiamo visto un pesce?! A parte l’Axinella, nulla!”.
Considero che m’immergo in questo luogo da quasi 27 anni, ma non lo avevo mai visto così desertico. Mi veniva quasi da rispondergli: “Va beh, anche i poveri pesci hanno diritto alla gita fuori porta del 25 aprile!”.

testo e foto © M.G.

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~ di mediterraneapassione su aprile 25, 2008.

6 Risposte to “Verso la desertificazione”

  1. 😀 o forse se la stavano banchettando segretamente in qualche anfratto a suon di alghe, plancton e buona musica… chi lo sa..

  2. @ demi4jesus … Purtroppo non è così. I pesci hanno ben pochi motivi per fare festa. Stiamo distruggendo qualcosa di meraviglioso e, a breve, continuando a non prendere provvedimenti drastici, avremmo raggiunto il punto di non ritorno.
    Tutto sarà irrecuperabile. Questo tuo commento mi ha fatto ricordare una frase splendida di Piccard che ho pubblicato proprio adesso.

    Ciao
    Miky

  3. che delusione, e che avvilimento nello stesso tempo…
    però lo spirografo che meraviglia vero?

  4. @ Valeria … come tutte le creature del mare.

  5. Tu denuncia la situazione. So che servirà a poco. Ma è l’unico modo per iniziare a fare qualcosa.

  6. @ Princi … Pensa che quella è piena riserva da diversi anni … ma è stata così devastata che non riesce a ripartire … 😦

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